
Nel Ciclo dell’Abisso e della Luce la sorpresa è lo scarto che cambia la mappa del mondo e, insieme, l’assetto interiore dei personaggi. È rivelazione che dilata il possibile, costringe a ripensare le categorie, riallinea alleanze e memorie.
Sorpresa geografica
All’inizio è sorpresa geografica e cosmologica. Salendo oltre la coltre di miasmi che ammantano le Quattro Terre, i protagonisti vedono aprirsi un cielo limpido e, con esso, appare Lemuria, il continente volante. Più avanti, l’esplorazione di Atlantide rinnova quello stupore, presentando un luogo bellissimo e segreto, insieme antico e soprattutto intatto – un superstite al declino del mondo –, che chiede rispetto prima dell’azione. In verità, ogni approdo in un nuovo regno ripete il gesto della prima soglia. Lo sguardo si allarga, le regole vanno riscritte, la missione prende un’altra scala. È la sorpresa della scoperta, un’incognita imprevedibile che riscrive il corso della storia.
Di colpo sbucarono fuori dai miasmi della Terra dei Vulcani, e dinanzi a loro si dischiuse un meraviglioso cielo sereno. In tutta la loro vita non lo avevano mai visto, ora invece il sole splendeva maestoso e imponente sotto i loro occhi. I suoi caldi raggi dorati incorniciavano la sua figura, simile a una divinità che dall’alto veglia sulla sua opera maestosa. I quattro amici rimasero sbigottiti. Non immaginavano che sopra le tenebre, la devastazione e gli stravolgimenti del suolo, tutto si fosse conservato puro e immacolato come un tempo.
Vol. 1 – Cap.8: Un villaggio di Lemuriani e Lemuri
Il sublime
La sorpresa può essere anche sublime grandezza che spaventa e affascina. Il colossale Golem di Bensalem, una presenza titanica in cui tecnologia arsmagica e volontà militare si fondono in un’unica figura, ne è l’emblema. Qui lo stupore misura il dislivello tra l’umano e la forza che lo supera, e chiede strategia invece che abbandono.
Sorpresa identitaria
C’è poi la sorpresa identitaria e morale. Nel terzo volume si dischiude la verità su Aneriza e Fosaiscra, quando Ga-Isen e i compagni scoprono che non sono mostri nati tali, ma esseri umani privati dell’anima. Lo shock non è solo paura, è la riscrittura del passato in chiave tragica, con tutto ciò che implica per pietà e giustizia. Nella stessa linea, la scoperta che Kerlas abita il corpo defunto dell’eroe Witto il Pacifista profana i confini tra vita e morte, memoria privata e responsabilità pubblica; lo stupore qui ha il timbro del sacrilego.
Sorpresa che si fa storia
Nel quarto volume la sorpresa diventa storia collettiva e teologia in atto. Il ritorno dell’esercito celeste rompe l’inerzia della sconfitta; Lucifero che interviene in soccorso degli uomini scardina antiche certezze e costringe a una lettura più complessa del bene e del male. Lo svelamento del Vinto della profezia riorienta l’interpretazione dell’intero conflitto, mentre l’arrivo di Bythos apre ulteriori abissi e altezze. A questo punto non è più solo una guerra tra regni, ma un dissidio che tocca le fondamenta dell’essere.
Kerlas non rispose, accettò la sconfitta. Aveva perso l’elmo pentolare e adesso la sua faccia era visibile. Appariva come un uomo di circa quarant’anni, con lunghi capelli castani che cadevano dietro le spalle e uno sguardo da posseduto. La sua faccia non esprimeva alcuna vitalità, solo gli occhi erano vispi benché segnati dall’angoscia di una violazione ultraterrena.
Vol. 3 – Cap. 19: Il golem di Bensalem
Ga-Isen scrutò da lontano quegli occhi malefici, adesso rossi di rabbia e serrati in due minuscole fessure, e capì che il generale era entrato nel corpo di qualcun altro. Un pensiero che gli regalò un brivido. Quel volto triste e senza vita gli risultava familiare, ma la cosa che più di ogni altra lo sbalordiva era l’immenso potere che sgorgava da quel corpo, sebbene Ga-Isen fosse certo si trattasse nient’altro che di un cadavere.
«N-non è possibile…», balbettò Parsifal con orrore. «Quello è Witto… Helderlwitto il Pacifista…»
Dagli esempi riportati si comprende che la sorpresa attraversa l’opera in quattro registri: meraviglia (Lemuria, Atlantide), sublime (il Golem), smacco identitario (Aneriza/Fosaiscra, Kerlas/Witto), rivolgimento storico-metafisico (esercito celeste, Lucifero, il Vinto, Bythos). Ogni volta il risultato è lo stesso: il quadro si ricompone e i personaggi sono chiamati a diventare all’altezza della nuova immagine del reale. La sorpresa non è una pausa, è un dispositivo di verità. Spinge la trama in avanti, ma soprattutto educa lo sguardo. Insegna che l’abisso non esaurisce il mondo, che la luce non è ingenua, che persino i nemici possono sorprendere, nel bene o nel male. E chiede, a chi guarda e a chi agisce, l’atto più difficile: restare permeabili al nuovo senza smarrire la propria bussola morale.